Buona Amministrazione, forza del Diritto e prospettive per la Democrazia
Premessa di contesto: La sfida principale a cui ci chiama la (ri)lettura del volume Democrazia e amministrazione: in ricordo di Vittorio Bachelet, a cura di Giovanni Marongiu e Gian Candido De Martin, è quella di comprendere come sia evoluta (secondo traiettorie forse allora inattese) la relazione tra i due elementi che l’opera mette in dialogo sin dal titolo. Per questa ragione, mi pare si debba cogliere la sollecitazione a una riflessione critica sulle trasformazioni che li hanno investiti e che hanno contribuito a delinearne una versione contemporanea affatto semplice da inquadrare.
Le pagine di presentazione scritte dai due curatori enunciano con chiarezza il cuore delle considerazioni contenute nell’opera: «tracciare un percorso culturale volto a consolidare una prospettiva di studio e di riforma dei pubblici poteri soprattutto o anzitutto in chiave di garanzia di effettività dei principi costituzionali dello Stato democratico».
L’assioma è dunque il seguente: se trasformiamo l’amministrazione in senso democratico, dando attuazione alla Costituzione, trasformiamo anche lo Stato in senso democratico. Ed è per questo, aggiungono gli autori, che occorre immaginare riforme amministrative finalizzate ad attuare il dettato costituzionale piuttosto che riforme della Costituzione.